I dieci migliori libri che ho letto nel 2013

L’anno 2013 si è ormai concluso ed è giunto il momento di fare i conti su ciò che vale la pena ricordare e su quello che invece è meglio lasciarsi alle spalle. No, non parlo di relazioni amorose o successi professionali, ma di libri. La lettura comporta un cospicuo dispendio di energia, sia mentale che fisica, ma soprattutto richiede tempo e dedizione. Un errore nel momento cruciale della scelta del libro determina una serie di conseguenze negative che ogni lettore conosce bene, per questo ho deciso di stilare una top10 dei migliori libri letti durante lo scorso anno che vale la pena leggere una seconda volta.

Nota
I gusti sono personali e i libri elencati sono egualmente apprezzati senza una graduatoria interna. Essi non verranno discussi con un commento critico, ma ne verrà solamente riportato l’incipit.

Dissipatio H.G. di Guido Morselli

dissipatio hg

Relitti fonico-visivi mi tengono compagnia, e sono ciò che di più diretto mi rimanga di “loro”. Puramente verbali, due (da notiziari della radio, suppongo): fallito dirottamento e riuscito stupro di una ragazza in un aereo dell’Olympic Airways; e quest’altro in inglese, forse dall’attendibile Voice of Europe: A favorite Polish joke goes, we feign to work, the State feigns to pay us. E due immagini: una bottiglia, con corona reale sullo sfondo, e la scritta in rosso: Seagram’s Canadian Whisky. Il quadratino bianco del campo da tennis dietro l’Hotel Bellevue, nell’oculare del mio binocolo. La memoria involontaria non ha altro, e questi ricordi vi fluttuano insistenti e vaghi.

Correzione di Thomas Bernhard

correzione

Dopo una polmonite all’inizio leggera, ma aggravata all’improvviso perché trascinata e trascurata, che aveva coinvolto tutto il mio corpo e mi aveva trattenuto non meno di tre mesi nel cosiddetto reparto malattie interne del famoso ospedale di Wels, situato nei pressi del mio paese natale, non alla fine di ottobre, come mi avevano consigliato i medici, ma già all’inizio di ottobre, come volevano assolutamente e sotto la mia cosiddetta responsabilità personale, seguendo un invito del cosiddetto imbalsamatore Holler nella valle dell’Aurach ero partito subito, senza passare dai miei genitori a Stocket, per la valle dell’Aurach e in casa di Holler, dopo il suicidio del mio amico Roithamer, che era stato anche amico dell’imbalsamatore Holler, per esaminare e possibilmente anche riordinare le sue opere postume, destinate a me da una cosiddetta disposizione testamentaria, che comprendevano migliaia di fogli scritti da Roithamer, ma anche il suo voluminoso manoscritto intitolato A proposito di Altensam e di tutto ciò che è connesso ad Altensam, con particolare riferimento al cono.

Il Maestro e Margherita di Michail Bulgakov

maestro e margherita

Nell’ora di un caldo tramonto di primavera agli stagni di Patriarsie fecero la loro comparsa due cittadini. Il primo, sui quarant’anni, indossava un completo estivo tendente al grigio, era basso di statura, scuro di capelli, ben pasciuto, stempiato, teneva in mano una dignitosa lobbietta e aveva il volto accuratamente rasato e sormontato da un paio di occhiali dalle dimensioni sovrannaturali, con una montatura di corno nero. Il secondo, un giovinotto dalle spalle larghe, fulvastro, tutto arruffato e con un berretto a quadretti spinto all’indietro sulla nuca, indossava una camicia da cow-boy, pantaloni bianchi tutti spiegazzati e un paio di scarpette, nere.

La luna e sei soldi di W. Somerset Maugham
la luna e sei soldi
Confesso che quando conobbi Charles Strickland non vidi in lui, dapprima, nulla di straordinario. Eppure oggi è raro trovare chi neghi la sua grandezza. Non parlo della grandezza cui giunge il politico fortunato o il soldato vittorioso: quella è una qualità legata, più che all’uomo, alla sua posizione, e un mutamento di circostanze la riduce a proporzioni assai modeste. Il capo di governo uscito di carica è visto molto spesso come uno che ha fatto solo delle gran chiacchiere, e il generale senza esercito non è che uno sbiadito eroe di provincia. La grandezza di Strickland era autentica.

Sono apparso alla Madonna di Carmelo Bene
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V’è una nostalgia delle cose che non ebbero mai un cominciamento. Affondare la propria origine – non necessariamente connessa alla nascita – in terra d’Otranto è destinarsi un reale-immaginario. E lì, appunto, nel primo dì d’un settembre io fui nato. Otranto. Da sempre magnifico, religionissimo bordello, casa di cultura tollerante confluenze islamiche, ebraiche, arabe, turche, cattoliche. Ne è testimone la stupenda cattedrale. Il suo favoloso mosaico figurante l’ “albero della vita”, dell’anno 1100.

Caligola di Albert Camus

caligola

Primo senatore Non è ancora tornato?
Secondo senatore No
Terzo senatore L’abbiamo cercato per tutta la campagna. Sono partiti anche dei corrieri.
Secondo senatore Sono già tre giorni ch’è sparito.
Primo senatore Sì, l’ho visto passare. Aveva lo sguardo di una bestia ferita.
Secondo senatore E’ preoccupante.
Primo senatore Ma no, tutti i giovani son fatti così.
Terzo senatore Ben detto. Il tempo sistema tutto.
Secondo senatore Credete?
Terzo senatore ma sì. Le pene d’amore non durano.
Primo senatore Gli passerà.
Secondo senatore E’ vero. Una ne perdi, dieci ne trovi.
Terzo senatore Chi di voi saprebbe soffrire più d’un anno?
Primo senatore Io no.
Terzo senatore Nessuno.
Secondo senatore Per fortuna. La vita sarebbe impossibile.
Terzo senatore Dite bene. Guardate me, ho perduto mia moglie l’anno scorso. Ho pianto molto. Poi mi sono dato pace. Ogni tanto ne soffro, è vero. Ma soprattutto perché mi ha lasciato solo.

Dialoghi con Leucò di Cesare Pavese
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Potendo si sarebbe volentieri fatto a meno di tanta mitologia. Ma siamo convinti che il mito è un linguaggio, un mezzo espressivo – cioè non qualcosa di arbitrario ma un vivaio di simboli cui appartiene, come a tutti i linguaggi, una particolare sostanza di significati che null’altro potrebbe rendere. Quando ripetiamo un nome proprio, un gesto, un prodigio mitico, esprimiamo in mezza riga, in poche sillabe, un fatto sintetico e comprensivo, un midollo di realtà che vivifica e nutre tutto un organismo di passione, di stato umano, tutto un complesso concettuale. Se poi questo nome, questo gesto ci è famigliare fin dall’infanzia, dalla scuola – tanto meglio. L’inquietudine è tanto più vera e tagliente quando sommuove una materia consueta.

Van Gogh, il suicidato della società di Antonin Artaud

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Parliamo pure della buona salute di van Gogh il quale, in tutta la sua vita, si è fatto cuocere solo una mano e non ha fatto altro, per il resto, che mozzarsi una volta l’orecchio sinistro,
in un mondo in cui si mangia ogni giorno vagina cotta in salsa verde o sesso di neonato flagellato e aizzato a rabbia,
colto così com’è all’uscita dal sesso materno.
E questa non è un’immagine, ma un fatto abbondantemente e quotidianamente ripetuto e coltivato sulla terra intera.
Ed è così, per quanto delirante possa sembrare tale affermazione, che la vita presente si mantiene nella sua vecchia atmosfera di stupro, anarchia, disordine, delirio, sregolatezza, pazzia cronica, inerzia borghese, anomalia psichica (perché non l’uomo, ma il mondo è diventato un anormale), di voluta disonestà ed esimi tartuferia, di lurido disprezzo per tutto ciò che mostra di avere razza, di rivendicazione di un ordine fondato interamente sul compiersi di una primitiva ingiustizia, di un crimine organizzato, insomma.

E per finire, due contemporanei, un romanzo (2012) e un reportage (2011).

L’inumano di Massimiliano Parente

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E’ in ritardo, la Murnau. Una che a cinquant’anni, avendo cominciato a riportarsi indietro con l’età fin dai trenta, di punturina in tiratina ancora chiamano signorina, e ancora suona come un vero complimento, ma ancora per poco, perché Pitanguy farà pure miracoli ma resta un chirurgo plastico, un restauratore di facce vecchie atterrite dal mostrarsi la morte in faccia l’un l’altra. Neppure una telefonata, un sms, niente, sebbene, da quando vado un minimo in televisione, io conti ai suoi occhi qualcosina in più in termini contrattuali, e tuttavia non abbastanza da non farmi aspettare mezz’ora sotto la triste pensilina di un albergo a tre stelle senza aria condizionata e senza tv satellitare, albergo scelto e pagato dalla casa editrice, con la solita scusa che di meglio non hanno trovato.

Land Grabbing di Stefano Liberti

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La prima cosa che colpisce è la vastità. Terre rigogliose che si estendono a perdita d’occhio. Colline verdeggianti che scivolano sulle rive di un lago dalle acque cristalline. Poco sotto l’altopiano, le asperità su cui sorge Addis Abeba si addolciscono in una campagna che somiglia all’Eden perduto. Il sole splende. L’aria è limpida. Nulla a che vedere con l’atmosfera rarefatta della capitale, dove i gas di scarico si impastano con il poco ossigeno disponibile a 2300 metri d’altitudine.

Ed ora vorrei chiedervi: quali sono stati i libri più belli che avete letto nel 2013?

Con i miei buoni propositi per il 2014, vi auguro un anno di intense letture!

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Un commento Aggiungi il tuo

  1. io voto in assoluto “A VOLTE RITORNO” di John Niven, edizioni Enaudi Stile Libero…una irriverente parodia della religione e della sua assurdità…le prime cento pagine uno spasso assoluto!!

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